
Uno dei siti di raccolta dati dello studio
Proprio per questo un team di ricercatori guidato da Stefano Brighenti ha analizzato 80 sorgenti situate tra i 1890 e i 2890 metri di altitudine in diverse zone delle Alpi Centrali e Orientali (tra cui Ortles-Cevedale, Dolomiti di Brenta e Ötztal). L'obiettivo era capire da dove provenga l'acqua di queste sorgenti e come la geologia e la presenza di ghiaccio sotterraneo ne influenzano la qualità.
I risultati della ricerca, pubblicati in un articolo uscito su Hydrologica Processes, sono piuttosto interessanti. Innanzitutto si è osservato che oltre il 60% dell'acqua che sgorga da queste sorgenti deriva dalla fusione di neve o ghiaccio, confermando quanto queste riserve "gelate" siano vitali per mantenere i flussi idrici.
La qualità dell'acqua che sgorga da queste sorgenti dipende, poi, dal tipo di roccia attraverso cui filtra. Le aree dominate da paragneiss e micascisti (rocce metamorfiche acide) sono risultate essere dei veri "punti caldi" di contaminazione naturale. In queste zone critiche si sono ossercate delle alte concentrazioni di metalli, ben superiori rispetto ai limiti suggeriti dall'Unione Europea per l'acqua potabile. In particolare il contaminante più frequente è risultato il nichel, seguito da solfati, manganese e alluminio.
Il processo, innescato proprio dalle dinamiche del riscaldamento globale, sembra anche procedere come una reazione a catena: la degradazione del permafrost (ghiaccio sotterraneo) accelera l'erosione chimica delle rocce, con conseguente rilascio di metalli nell'acqua.
I risultati dello studio hanno conseguenze abbastanza serie sia sull'acqua potabile (molte delle sorgenti studiate sono destinate proprio a quest'uso), sia sulla biodiversità degli ecosistemi a valle. Per contro queste sorgenti risultano ecosistemi fondamentali per molte specie adattate al gelo che senza di essi non sopravvivrebbero al progressivo riscaldamento delle acque.
Riprendendo dalle conclusioni dell'articolo, siamo quindi in presenza di una contaminazione diffusa della qualità dell'acqua nelle aree montane, che sarà ulteriormente aggravata dai cambiamenti climatici. A causa dei tempi piuttosto lunghi di questo periodo di transizione (da decenni a secoli), gli effetti sugli ecosistemi e sulla società umana dovrebbero essere studiati, previsti, gestiti e mitigati adottando una prospettiva a lungo termine.
Leggi anche il comunicato stampa
Nessun commento:
Posta un commento