Il Minotauro e il labirinto di
André Mason
La leggenda narra che la moglie di
Minosse, re di Creta, tale
Pasifae, nota anche come
Perseide, appassionatasi al toro bianco destinato al sacrificio, chiese aiuto a
Dedalo per soddisfare le proprie voglie (o istinti animali, visto quel che si dice sarebbe successo). Dedalo, ingegnere ateniese in esilio, una sorta di tuttofare (aveva anche forgiato spade, nella sua carriera, come ad esempio quella invincibile di
Peleo, che gli venne sottratta da
Acasto nel sonno) che intratteneva la famiglia reale cretese con le sue bambole animate di legno (proto automi? semplici burattini?), costruì una mucca in legno al cui interno Pasifae potè introdursi e tradire così il marito con il toro bianco dell'isola. Dall'innaturale unione nacque il famoso
Minotauro e allora Minosse, per nascondere lo scandalo, si rivolse a un oracolo, il quale così gli rispose:
Chiedi a Dedalo di costruire un nascondiglio a Cnosso
Testa labirinto,
Jean Cocteau
E allora Dedalo costruì un labirinto, al cui centro vennero rinchiusi Pasifae e il figlio, il Minotauro. Lo stesso Minosse vagò per i corridoi del labirinto.
Eppure secondo la storia più classica a noi tramandata, oltre alla moglie e al mostro da lei generato, Minosse rinchiuse nel labirinto anche Dedalo e il figlio Icaro, che vennero successivamente liberati da Pasifae. E visto che Dedalo aveva costruito il Labirinto di Cnosso, non è difficile credere che gli fu facile uscirne. Era però impellente la fuga dal vendicativo Minosse, così Dedalo costruì delle ali con penne fissate con la cera
di creta(*), a dimostrazione della poliedricità del personaggio, ma l'irruenza giovanile portò
Icaro, il figlio, a morire, precipitando in mare a causa della cera scolta dal sole
(*): in un certo senso la punizione per l'aiuto fornito alla moglie di Minosse, mi verrebbe da dire.
A risolvere il labirinto costruito da Dedalo, però, ci pensò
Teseo, aiutato da
Arianna, figlia legittima di Minosse, e dal famoso filo da questa consegnatogli. Questo è sicuramente un modo per risolvere un labirinto in tre
dimensioni, ma evidentemente ce ne sono anche altri
(1).
Ad esempio quello che vorrebbe utilizzare
Guglielmo da Baskerville ne
Il nome della rosa di
Umberto Eco, recitandolo ad alta voce ad Adso durante la prima visita alla labirintica biblioteca e ripromettendosi di utilizzarlo per le volte successive: