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giovedì 23 luglio 2026

Come le alghe hanno colonizzato i coralli

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Quando ho raccontato delle barriere coralline su DropSea, avevo riportato un passo tratto da Il mondo senza di noi di Alan Weisman in cui si raccontava di un particolare esperimento condotto da un gruppo di ricerca guidato da Forest Rohwer della San Diego State:
Hanno piazzato in piccoli cubi di vetro pieni d'acqua marina alghe e pezzi di corallo, separati da una membrana di vetro così fine che neppure i microbi riescono ad attraversarla. Gli zuccheri prodotti dalle alghe però ci riescono, perché si dissolvono. Nutrendosi di questa ricca sostanza nutritiva supplementare, i batteri che vivono sul corallo consumano tutto l'ossigeno disponibile, e il corallo muore.
Ciò che in effetti veniva un po' messo sotto al tappeto era che le barriere coralline devono il loro sviluppo anche alla presenza delle alghe. In particolare nelle zone tropicali le barriere coralline si sono sviluppate solo dopo che le alghe hanno iniziato a colonizzare i coralli, in un rapporto che in un comunicato stampa della Berkeley è definito a metà strada tra parassitario e simbiotico.
Philip Cleves, a capo del gruppo di ricerca che ha portato avanti gli esperimenti in un vivaio progettato allo scopo ritiene, infatti, che le alghe abbiano in qualche modo parassitato i coralli, riuscendo a vivere indisturbate all'interno di un tipo di lisosoma, gli organi cellulari che normalmente digeriscono il cibo e gli organismi invasori. In questo modo, le alghe hanno imparato ad assorbire il carbonio dalla cellula ospite e a rilasciare i prodotti della fotosintesi, principalmente glucosio, per nutrire il corallo. Si tratta di una situazione vantaggiosa sia per le alghe che per i coralli, e anche per gli altri animali che ospitano alghe simbionti.
E' evidente che chiarire tale legame tra coralli e alghe potrebbe permettere di capire l'origine del fenomeno dello sbiancamento delle barriere coralline e quindi cercare delle contromisure a tale fenomeno.

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