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sabato 14 giugno 2025

Il Topolino di Floyd Gottfredson e la scienza

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In occasione della pubblicazione della recensione di Grandi autori: Floyd Gottfredson, ho deciso di finire il recupero della serie di articoli ispirati alla collana de Gli anni d'oro di Topolino con i quali utilizzavo alcune delle storie ristampate in quella serie come spunto per raccontare la scienza dietro quelle stesse storie. Risistemando gli articoli, in particolare le immagini, sono successe due cose: innanzitutto la voglia di riprendere la serie, e quindi la scoperta, a un esame più attento, di aver dimenticato un paio di ulteriori osservazioni, anche piuttosto interessanti. Quindi nelle prossime settimane conto di riprendere la serie, pubblicando gli articoli sia qui su SciBack sia sul Cappellaio Matto, anche se devo ancora decidere se in contemporanea o prima qui.
Nel frattempo vi metto qui sotto i link a tutti gli articoli recuperati:

sabato 19 febbraio 2022

Veli di cristallo

Avrei dovuto pubblicare il testo che segue e il video l'11 febbraio, Giornata INternazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, ma la cosa mi è un po' sfuggita e così colgo l'occasione dell'uscita della mia infografica dedicata a quattro astronome per recuperare questo breve post:
Il progetto Veli di cristallo. Donne e Islam nell'Italia della ricerca scientifica si propone di indagare il rapporto donne e scienza tramite storie di ricercatrici di religione musulmana, che lavorano in Italia.
Una donna musulmana, che voglia dedicarsi alla ricerca scientifica nel nostro paese, si trova potenzialmente a far fronte a una doppia discriminazione: da una parte quelle a sfondo sessista, che tengono le donne lontane da posizioni di prestigio (il cosiddetto soffitto di cristallo, cui il titolo allude) e che sono ben presenti negli ambienti accademici; dall'altra le discriminazioni razziste, radicate e diffuse in tutti i paesi europei, che si accentuano particolarmente nei confronti delle persone di religione musulmana e ancora di più verso le donne.
Le donne di origine islamica ricevono l'attenzione dei media quasi esclusivamente in relazione a fatti di cronaca nera, come violenze domestiche, omicidi e gravi vessazioni. L'immagine della donna velata è inoltre spesso associata al pericolo del terrorismo islamico e ai problemi legati alle ondate migratorie: la minaccia, per esempio negli articoli di giornale, è così simboleggiata proprio da un volto femminile coperto.
L'idea di intervistare ricercatrici di religione musulmana è dunque nata nella speranza di restituire uno spaccato sulla ricerca femminile nel nostro paese, che possa inserirsi sia nel tanto attuale dibattito sulle discriminazioni di genere all'interno delle università italiane, sia in quello, altrettanto attuale, sull'impatto dell'islamofobia sui soggetti di sesso femminile. Non sarà per altro di nostro interesse intervistare solo donne di provenienza islamica, ma anche donne italiane convertite all'Islam, per le quali si ipotizza valgano le stesse discriminazioni.
(continua su velidicristallo.org | qui sotto il video con le interviste)

mercoledì 2 novembre 2016

Migrazione interna

Come ben sappiamo, ogni anno nel mondo milioni di persone si mettono in viaggio in fuga dalle loro terre. Esiste, però, anche un altro fenomeno, in contonui aumento (figura A, al lato) di migranti interni, ovvero di quelle persone che sono costrette ad abbandonare la loro casa. Nel 2015 ben 28 milioni di persone sono state costrette a quest'ultimo genere di spostamenti, rappresentati nell'immagine B qui sotto. Come scritto da Mark Fischetti su Scientific American, l'assurdità della situazione è che spesso questi migranti interni subiscono un trattamento peggiore rispetto ai rifugiati. Tra le cause della migrazione interna ci sono la violenza, i disastri umani e naturali, situazioni di crisi dovute alla siccità.
Fischetti, M. (2016). Pushed Out Scientific American, 315 (4), 88-88 DOI: 10.1038/scientificamerican1016-88 (sci-hub)

lunedì 30 maggio 2016

Sci-Hub: diffondere la conoscenza

Alla fine dell'incontro, quando viene invitata ad allargare il riquadro della connessione skype per salutare le persone che hanno assistito alla sua presentazione, con quello sfondo bianco e asettico sulle spalle mi lascia la sensazione di una piccola terrorista: è Alexandra Elbakyan, fondatrice nel 2011 di Sci-Hub, il sito che pirata gli articoli scientifici, che deve nascondersi in una località segreta a causa di una denuncia fatta da Elsevier, il tristemente noto editore di riviste scientifiche, per violazione di copyright
La nascita di Sci-Hub, che si può raggiungere usando tre indirizzi differenti (.io, al momento sospeso, .cc e .bz, cui aggiungo anche l'account twitter, quello facebook e quello vk) è la risposta alla necessità di Alexandra di leggere gli articoli nel suo campo necessari per portare a termine il suo lavoro, ma generalmente irraggiungibili a causa degli alti costi di lettura (mancata sottoscrizione dell'abbonamento da parte delle istituzioni locali da un lato e costi di acquisto degli abbonamenti o dei singoli articoli insostenibili per un ricercatore singolo).
A queste necessità, che dobbiamo immaginare ancora più alte per un paese in via di sviluppo, si vanno poi ad aggiungere una serie di critiche che nascono ragionando sulla struttura del mercato dell'editoria scientifica: in pratica la maggior parte delle ricerche vengono finanziate con soldi pubblici e producono una serie di articoli che vengono successivamente sottomessi alle varie riviste di settore; dopo un primo esame da parte dell'editor, questi articoli vengono girati a dei revisori, che, in maniera completamente gratuita, rileggono e controllano ogni parte prima di approvarne la pubblicazione; una volta approvato, un articolo esce sia sulla versione cartacea sia su quella on-line, entrambe accessibili a pagamento. In tutto questo processo gli editori hanno delle spese limitate esclusivamente alla versione cartacea, alle spese per la redazione e alla manutenzione dei server e dei database.
Ragionando su queste spese, ci si chiede poi perché gli editori continuano a mantenere un prezzo di acquisto per articoli vecchi, non necessariamente presenti nelle biblioteche universitarie e che sono ordinabili solo attraverso il sistema interbibliotecario, lì dove è esistente, arrivando spesso come fotocopie e non in un più pratico e meno dispendioso formato digitale (certo c'è da dire alcune riviste permettono agli account gratuiti di accedere all'archivio dei propri articoli a partire da 10 anni fa fino alla fondazione, o altre, durante le settimane del Premio Nobel, rendono liberamente scaricabili i propri articoli).
Guardando a tutto questo, la sensazione è allora che si sia creato un profondo squilibrio tra gli editori che dovrebbero diffondere la conoscenza e i ricercatori che la producono e vorrebbero che questa avesse la maggior diffusione possibile.
Probabilmente è proprio in questo squilibrio che va ricercato il grande successo di Sci-Hub praticamente in tutto il mondo e non solo nei paesi dove, per vari motivi, è difficile reperire gli articoli scientifici. D'altra parte sono proprio i ricercatori stessi che mettono a disposizione di Sci-Hub gli account accademici che permettono di scaricare legalmente gli articoli scientifici, poi messi a disposizione della comunità:
Elbakyan declined to say exactly how she obtains the papers, but she did confirm that it involves online credentials: the user IDs and passwords of people or institutions with legitimate access to journal content. She says that many academics have donated them voluntarily. Publishers have alleged that Sci-Hub relies on phishing emails to trick researchers, for example by having them log in at fake journal websites. "I cannot confirm the exact source of the credentials," Elbakyan told me, "but can confirm that I did not send any phishing emails myself."(1)
L'alternativa all'attuale modello di diffusione della scienza è indubbiamente fornito dalle licenze creative commons utilizzate nel modello dell'open access: a mio giudizio il problema dell'oa in questo momento è dovuto soprattutto ai costi di sottomissione, ancora troppo elevati rispetto a quelli, nulli, dell'editoria tradizionale, sebbene qualcosa in questo senso si sta muovendo grazie a editori che chiedono solo un pagamento iniziale (ad esempio PeerJ).
La strada per una reale diffusione della scienza è, purtroppo, ancora lunga: si deve sperare che il Napster degli articoli scientifici riesca a rendere questo percorso un po' più breve. Rispetto all'epoca di Napster, però, potrebbe esserci una differenza fondamentale: i pirati non sono semplici utilizzatori, ma coloro che realizzano il prodotto "articolo scientifico" che viene, poi, piratato!
Before Sci-Hub, all research papers - millions of them - were paywalled and inaccessible. Now all of them can be read, freely
(via twitter)
(1) Bohannon, J. (2016) Who's downloading pirated papers? Everyone. Science. DOI: 10.1126/science.aaf5664

lunedì 28 novembre 2011

Report, cellulari e allarmismi

Aggiornamento con una vignetta scovata su xkcd sull'argomento:
Ieri è andata in onda una nuova puntata di Report, il programma di Rai Tre sull'approfondimento giornalistico. In un certo senso apre per l'ennesima volta il problema del giornalismo scientifico in Italia. Ho realizzato uno Storify dove ho raccolto un po' di link scovati durante la puntata di ieri della trasmissione. L'idea di base è quella di fornire un po' di materiale per valutare la questione, estremamente complessa e che non può essere semplicemente esaminata dal punto di vista economico e politico, come ha fatto la trasmissione. E' semplicemente mancato il punto di vista scientifico, che è molto più complesso di quello che il servizio di Report ha mostrato.
Si è già svolta una piccola discussione su GPlus.

lunedì 28 febbraio 2011

Come scrivere un articolo divulgativo sulla scienza

Dave Munger
Dave Munger
Il blog è uno strumento potente e al tempo stesso divertente, perché dà la possibilità di alternare post leggeri, come ad esempio quelli con i video incorporati, ad altri decisamente più lunghi, ricchi di spunti e di contenuti seri. I post appartenenti a quest'ultima tipologia appartengono, secondo me, alla schiera degli articoli seri, cui siamo abituati leggendo i quotidiani.
Quando ci si propone sul web, però, si possono avere molti approcci, ma quando nello specifico si affronta l'argomento della scienza esiste, probabilmente, una strada maestra, che certo può essere percorsa in modi differenti, ma che dovrebbe essere la guida di tutti quelli che ambiscono a trattare di scienza (e in caso contrario fanno tutt'altro, certo non informazione).
E' sempre, però, molto difficile identificare questa strada, ma una buona guida può essere questo articolo di Dave Munger ospitato sul blog di Travis Saunders e Peter Janiszewski. Iniziamo, però, a raccontare un paio di parole su Dave:
Dave Munger è un blogger scientifico statunitense (Wordmunger), oltre ad essere l'ideatore di ResearchBlogging, e la persona cui Peppe, a nome degli altri blogger scientifici italiani, si è rivolta per l'apertura alla lingua italiana dell'aggregatore scientifico. Le opinioni di Dave, dunque, hanno un certo peso e, soprattutto, vanno tenute in gran considerazione, anche quando non si è completamente d'accorso con il suo ragionamento.
Nel guest post di cui sopra, comunque, Munger propone una serie di interessanti consigli per realizzare un buon post (o articolo, nella mia accezione) scientifico, centrato nel suo discorso su una ricerca (ma si potrebbe estendere anche ad argomenti più divulgativi o didattici).
Il primo consiglio è, banalmente, scrivere di una data ricerca solo quando la si reputa interessante, e questo non necessariamente lega al dover parlare di ricerca recente: è in un certo senso una definizione allargata di news, che secondo me ha più senso per la classificazione e categorizzazione dell'articolo che non per come i contenuti vadano trattati. Interpreto, infatti, questo primo consiglio come l'invito a non fossilizzarsi su ciò che di nuovo propone il mondo della ricerca.

giovedì 13 gennaio 2011

Wikipedia: rivoluzione irreversibile

Forse è un ben strano modo per festeggiare i 10 anni della Wikipedia, ma in fondo sono un wikipediano, e ne sono fiero! E questo è il modo che ho scelto di partecipare.
Jimmy Wales su Nature
Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, su Nature del 2005
Massimo Mantellini scrive sulla Wiki (anche su Punto-Informatico) partendo da un servizio anti-Wikipedia del Tg5 di alcune settimane fa. Nel suo articolo cita uno studio su Nature relativo proprio alla Wiki, incuriosendomi e non poco. Mi sono, così, messo a cercare ed eccolo qui, l'articolo, introdotto da un apposito editoriale: Special Report: Internet encyclopaedias go head to head di Jim Giles, che esordisce più o meno così:
Una delle storie più straordinarie dell'era di internet è quella di Wikipedia, un'enciclopedia libera online che chiunque può editare. Questa pubblicazione radicale e in rapida crescita, che include circa 4 milioni di voci(1), è ora una delle risorse più utilizzate. Però è anche controversa: se ognuno può editare le voci, in che modo gli utilizzatori sanno se Wikipedia è accurata quanto fonti note come l'Encyclopedia Britannica?
Vediamo un po' come si è svolta questa ricerca (approfondimenti in .doc): sono stati scelti alcuni revisori in vari campi scientifici (fisica, matematica, ingegneria, genetica, ...) ritenuti delle autorità nel loro campo e ciascuno ha letto alcune voci (50) sia di Wikipedia sia della Britannica. Alla fine sono rientrate nella redazione di Nature 42 revisioni e i risultati sono stati sorprendenti:
Per quel che riguarda gli errori gravi (interpretazione errata di concetti fondamentali) sono stati trovati 8 errori, 4 per enciclopedia. Sono stati, però, trovati anche molti errori minori, come omissioni o affermazioni ingannevoli: 162 per la Wiki e 123 per la Britannica.
Tom Panelas della Britannica(2) così commentava nell'articolo:
Non abbiamo nulla contro Wikipedia. Ma non è un caso che gli errori si insinuino in maniera occasionale o che un paio di articoli siano scritti poveramente. Ci sono molti articoli in quelle condizioni. Hanno bisogno di un buon editor.
Frieda Brioschi
Facce da Wiki: Frieda Brioschi
Editor che la Wiki, ad esempio quella italiana (ma non solo), ha e già aveva al tempo della ricerca, o attraverso gli amministratori, o attraverso i responsabili dei vari progetti (sono stato, per un paio di anni, punto di riferimento sia per gli articoli di fisica sia per quelli sui fumetti, giusto per fare un esempio, e con me gente come Jacopo Bertolotti): certo non erano riconosciuti come editor, però le funzioni ricoperte erano sostanzialmente le stesse. D'altra parte il lavoro di revisione di Nature sulla Wiki coincideva (o veniva appena prima del) col periodo che definisco della seconda infornata di wikipediani: l'arrivo di utenti preparati e competenti grazie a un'esperienza che loro stessi si stavano costruendo giorno per giorno fuori dalla Wiki, e d'altra parte la Wiki forniva loro anche un'utile esperienza.
In effetti è proprio il continuo mutamento e miglioramento di Wikipedia che rendeva tranquillo Jimmy Wales, e lo sarebbe stato anche con risultati ben peggiori per la sua creatura, tanto che il nostro affermava:
Gli esperti possono aiutare a scrivere le sfumature
La sua idea era (e probabilmente è ancora) che l'editing di una voce da parte di un esperto può migliorare sensibilmente una voce. Era un esplicito invito alla creazione di account da parte dei ricercatori e di chi il mondo della ricerca lo vive, nonostante il fatto che, da un breve sondaggio fatto all'interno della redazione di Nature, solo meno del 10% aveva effettivamente aiutato a migliorare alcune voci sull'enciclopedia libera.

giovedì 29 gennaio 2009

Science Backstage Strikes Again

Buongiorno a tutti voi, sia che siate vecchi lettori abituali, sia che siate nuovi, curiosi frequentatori di questi lidi elettronici.
Con questo nuovo post, dopo mesi di silenzio, abbiamo intenzione di riprendere il nostro percorso nel mondo della scienza e della ricerca, e con un nuovo blogger che coglie l'occasione di darvi il...
Benvenuti!
Si sa che la cultura scientifica, in particolare in Italia, non è molto diffusa: vuoi perché molti argomenti sono abbastanza ostici per il grande pubblico, vuoi per una certa avversione manifestata dal mondo accademico nei confronti di una platea non specializzata, la divulgazione scientifica è spesso posta in secondo piano. Ci sono certo delle eccezioni: i caffé scientifici saltuariamente proposti in molte città italiane, spesso appoggiati dalle grandi librerie, o l'apertura dell'osservatorio di Firenze al pubblico organizzata dal locale dipartimento di fisica, o le recenti lezioni in piazza, sorte più come forma di protesta contro le politiche economiche e finanziarie del governo sull'università (i famosi tagli della Legge 133/2008!) che non come esigenza di divulgazione.
Si possono poi portare altri esempi semplicemente entrando in edicola: molte le riviste scientifiche che si sono affacciate sugli scaffali negli ultimi anni, ma anche molte le chiusure: dalla rivista collegata alla trasmissione RAI SuperQuark (trasmissione che oggi è relegata alla stagione estiva o a pochi speciali invernali, lasciando alla pseudo-scienza di Voyager la prima serata della stagione invernale), a Newton (che comunque ci propone speciali a periodici su vari argomenti). Certo sugli scaffali si possono ancora trovare Le Scienze, o Focus, o l'edizione italiana del National Geographic, ma sembra deicisamente poco rispetto alla ricchezza di proposte che, ripeto, c'era fino a non pochi anni fa.
Sicuramente restano una serie di personalità scientifiche, ormai famose per le loro apparizioni televisive (Zichichi, Oddifreddi), che spesso portano, più a se stessi che alla scienza, un gran numero di consensi nonostante le loro posizioni più o meno condivisibili, o che brillano per la loro assenza (emblematico il caso di Rubbia, che giunto ad Anno Zero viene messo in discussione su argomenti che egli conosce molto bene da gente che non solo non si occupa di scienza, ma nemmeno di divulgazione scientifica!).
Tutto questo fa parte di un unico grande calderone che, bene o male, riesce a portare alla ribalta la scienza, le sue discussioni, le sue scoperte, a volte risvegliando l'interesse della gente, come nel caso dell'accensione dell'LHC: in quel caso la diffusione della notizia ha poggiato più sulla paura della gente di una possibile fine del mondo che non sull'innovazione culturale e tecnologica che progetti scientifici di tale portata possono avere sul mondo accademico e non.
In questo grande calderone che è la comunicazione scientifica rientra, dopo mesi di silenzio, anche Science Backstage: l'idea di base del rinnovato spazio scientifico di blogosfere è di presentarvi, nei prossimi mesi, news, recensioni, mini-esperimenti casalinghi e molto altro ancora; un insieme di idee e spunti per vivere la scienza da vicino piuttosto che vederla da lontano. Tra gli argomenti principali ci saranno la fisica e la matematica (concedetemi di mettere in prima fila le mie due principali passioni), ma cercherò comunque di spaziare anche su altre discipline: in questo potrete aiutarmi anche voi lettori grazie ai commenti al blog che cercherò di leggere tutti, cercando di rispondere alle vostre proposte e richieste nei limiti delle mie possibilità.
A questo punto spero, sinceramente, che Science Backstage possa... colpire ancora e alzare quel piccolo sipario dietro cui troppo spesso si nasconde la Scienza.

Buone letture a tutti,
Gianluigi!