
Nel frattempo vi metto qui sotto i link a tutti gli articoli recuperati:





Elbakyan declined to say exactly how she obtains the papers, but she did confirm that it involves online credentials: the user IDs and passwords of people or institutions with legitimate access to journal content. She says that many academics have donated them voluntarily. Publishers have alleged that Sci-Hub relies on phishing emails to trick researchers, for example by having them log in at fake journal websites. "I cannot confirm the exact source of the credentials," Elbakyan told me, "but can confirm that I did not send any phishing emails myself."(1)L'alternativa all'attuale modello di diffusione della scienza è indubbiamente fornito dalle licenze creative commons utilizzate nel modello dell'open access: a mio giudizio il problema dell'oa in questo momento è dovuto soprattutto ai costi di sottomissione, ancora troppo elevati rispetto a quelli, nulli, dell'editoria tradizionale, sebbene qualcosa in questo senso si sta muovendo grazie a editori che chiedono solo un pagamento iniziale (ad esempio PeerJ).
Before Sci-Hub, all research papers - millions of them - were paywalled and inaccessible. Now all of them can be read, freely(1) Bohannon, J. (2016) Who's downloading pirated papers? Everyone. Science. DOI: 10.1126/science.aaf5664
(via twitter)


Una delle storie più straordinarie dell'era di internet è quella di Wikipedia, un'enciclopedia libera online che chiunque può editare. Questa pubblicazione radicale e in rapida crescita, che include circa 4 milioni di voci(1), è ora una delle risorse più utilizzate. Però è anche controversa: se ognuno può editare le voci, in che modo gli utilizzatori sanno se Wikipedia è accurata quanto fonti note come l'Encyclopedia Britannica?Vediamo un po' come si è svolta questa ricerca (approfondimenti in .doc): sono stati scelti alcuni revisori in vari campi scientifici (fisica, matematica, ingegneria, genetica, ...) ritenuti delle autorità nel loro campo e ciascuno ha letto alcune voci (50) sia di Wikipedia sia della Britannica. Alla fine sono rientrate nella redazione di Nature 42 revisioni e i risultati sono stati sorprendenti:
Non abbiamo nulla contro Wikipedia. Ma non è un caso che gli errori si insinuino in maniera occasionale o che un paio di articoli siano scritti poveramente. Ci sono molti articoli in quelle condizioni. Hanno bisogno di un buon editor.Editor che la Wiki, ad esempio quella italiana (ma non solo), ha e già aveva al tempo della ricerca, o attraverso gli amministratori, o attraverso i responsabili dei vari progetti (sono stato, per un paio di anni, punto di riferimento sia per gli articoli di fisica sia per quelli sui fumetti, giusto per fare un esempio, e con me gente come Jacopo Bertolotti): certo non erano riconosciuti come editor, però le funzioni ricoperte erano sostanzialmente le stesse. D'altra parte il lavoro di revisione di Nature sulla Wiki coincideva (o veniva appena prima del) col periodo che definisco della seconda infornata di wikipediani: l'arrivo di utenti preparati e competenti grazie a un'esperienza che loro stessi si stavano costruendo giorno per giorno fuori dalla Wiki, e d'altra parte la Wiki forniva loro anche un'utile esperienza.
Gli esperti possono aiutare a scrivere le sfumatureLa sua idea era (e probabilmente è ancora) che l'editing di una voce da parte di un esperto può migliorare sensibilmente una voce. Era un esplicito invito alla creazione di account da parte dei ricercatori e di chi il mondo della ricerca lo vive, nonostante il fatto che, da un breve sondaggio fatto all'interno della redazione di Nature, solo meno del 10% aveva effettivamente aiutato a migliorare alcune voci sull'enciclopedia libera.