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lunedì 29 maggio 2017

Buzz Aldrin alla Wired Next Fest

Non sono riuscito ad arrivare in tempo per assistere dall'interno della Wired house alla conferenza di Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sulla Luna. Per fortuna il maxischermo all'esterno ha permesso di vederlo, di rendersi conto, anche se mediato in questo modo, della forza del personaggio, del carisma, del magnetismo di un uomo che va ormai per i novanta ma che non si stanca ancora oggi di puntare gli occhi verso il cielo. Verso Marte, per la precisione!

domenica 28 maggio 2017

Braincontrol

Sulla conferenza di @pascalif a #WNF17 dedicata a @brainctrl
In questo fine settimana a Milano oltre ad arrivare il Giro d'Italia con una cronometro che assegnerà anche la maglia rosa definitiva, si sta svolgendo, come ogni anno, la Wired Next Fest. Come ogni anno è ricca di incontri più o meno interessanti, e come ogni anno vado sempre a farci una capatina: sita nei Giardini Pubblici "Indro Montanelli" a Porta Venezia, vede quest'anno come tema principale quello dell'intelligenza artificiale. Delle miriadi di incontri svolti tra la Wired house, il Planetario e i vari "cubi" sparsi nelle vicinanze del Museo di Storia Naturale, ieri ho seguito un trittico abbastanza interessante: uno sulla robotica del FabLab, quindi un incontro con i giovani registi italiani di Mine, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, e infine l'interessantissimo incontro con il calabrese (che ha studiato a Siena) Pasquale Fedele per il suo progetto Braincontrol, che permette di utilizzare il pensiero per muovere oggetti e comunicare con il mondo!
Non è una novità che si stiano svolgendo ricerche sullo sviluppo di sistemi in grado di permettere agli esseri umani di svolgere alcuni compiti, all'inizio semplici, utilizzando il pensiero. Avevo scritto, qualcosa come 8 anni fa, una breve news su un esperimento che aveva permesso di twittare utilizzando degli elettrodi posti sulla testa. Ora con Braincontrol si può dire che si fa sul serio.

lunedì 30 maggio 2016

Sci-Hub: diffondere la conoscenza

Alla fine dell'incontro, quando viene invitata ad allargare il riquadro della connessione skype per salutare le persone che hanno assistito alla sua presentazione, con quello sfondo bianco e asettico sulle spalle mi lascia la sensazione di una piccola terrorista: è Alexandra Elbakyan, fondatrice nel 2011 di Sci-Hub, il sito che pirata gli articoli scientifici, che deve nascondersi in una località segreta a causa di una denuncia fatta da Elsevier, il tristemente noto editore di riviste scientifiche, per violazione di copyright
La nascita di Sci-Hub, che si può raggiungere usando tre indirizzi differenti (.io, al momento sospeso, .cc e .bz, cui aggiungo anche l'account twitter, quello facebook e quello vk) è la risposta alla necessità di Alexandra di leggere gli articoli nel suo campo necessari per portare a termine il suo lavoro, ma generalmente irraggiungibili a causa degli alti costi di lettura (mancata sottoscrizione dell'abbonamento da parte delle istituzioni locali da un lato e costi di acquisto degli abbonamenti o dei singoli articoli insostenibili per un ricercatore singolo).
A queste necessità, che dobbiamo immaginare ancora più alte per un paese in via di sviluppo, si vanno poi ad aggiungere una serie di critiche che nascono ragionando sulla struttura del mercato dell'editoria scientifica: in pratica la maggior parte delle ricerche vengono finanziate con soldi pubblici e producono una serie di articoli che vengono successivamente sottomessi alle varie riviste di settore; dopo un primo esame da parte dell'editor, questi articoli vengono girati a dei revisori, che, in maniera completamente gratuita, rileggono e controllano ogni parte prima di approvarne la pubblicazione; una volta approvato, un articolo esce sia sulla versione cartacea sia su quella on-line, entrambe accessibili a pagamento. In tutto questo processo gli editori hanno delle spese limitate esclusivamente alla versione cartacea, alle spese per la redazione e alla manutenzione dei server e dei database.
Ragionando su queste spese, ci si chiede poi perché gli editori continuano a mantenere un prezzo di acquisto per articoli vecchi, non necessariamente presenti nelle biblioteche universitarie e che sono ordinabili solo attraverso il sistema interbibliotecario, lì dove è esistente, arrivando spesso come fotocopie e non in un più pratico e meno dispendioso formato digitale (certo c'è da dire alcune riviste permettono agli account gratuiti di accedere all'archivio dei propri articoli a partire da 10 anni fa fino alla fondazione, o altre, durante le settimane del Premio Nobel, rendono liberamente scaricabili i propri articoli).
Guardando a tutto questo, la sensazione è allora che si sia creato un profondo squilibrio tra gli editori che dovrebbero diffondere la conoscenza e i ricercatori che la producono e vorrebbero che questa avesse la maggior diffusione possibile.
Probabilmente è proprio in questo squilibrio che va ricercato il grande successo di Sci-Hub praticamente in tutto il mondo e non solo nei paesi dove, per vari motivi, è difficile reperire gli articoli scientifici. D'altra parte sono proprio i ricercatori stessi che mettono a disposizione di Sci-Hub gli account accademici che permettono di scaricare legalmente gli articoli scientifici, poi messi a disposizione della comunità:
Elbakyan declined to say exactly how she obtains the papers, but she did confirm that it involves online credentials: the user IDs and passwords of people or institutions with legitimate access to journal content. She says that many academics have donated them voluntarily. Publishers have alleged that Sci-Hub relies on phishing emails to trick researchers, for example by having them log in at fake journal websites. "I cannot confirm the exact source of the credentials," Elbakyan told me, "but can confirm that I did not send any phishing emails myself."(1)
L'alternativa all'attuale modello di diffusione della scienza è indubbiamente fornito dalle licenze creative commons utilizzate nel modello dell'open access: a mio giudizio il problema dell'oa in questo momento è dovuto soprattutto ai costi di sottomissione, ancora troppo elevati rispetto a quelli, nulli, dell'editoria tradizionale, sebbene qualcosa in questo senso si sta muovendo grazie a editori che chiedono solo un pagamento iniziale (ad esempio PeerJ).
La strada per una reale diffusione della scienza è, purtroppo, ancora lunga: si deve sperare che il Napster degli articoli scientifici riesca a rendere questo percorso un po' più breve. Rispetto all'epoca di Napster, però, potrebbe esserci una differenza fondamentale: i pirati non sono semplici utilizzatori, ma coloro che realizzano il prodotto "articolo scientifico" che viene, poi, piratato!
Before Sci-Hub, all research papers - millions of them - were paywalled and inaccessible. Now all of them can be read, freely
(via twitter)
(1) Bohannon, J. (2016) Who's downloading pirated papers? Everyone. Science. DOI: 10.1126/science.aaf5664