Network Bar

Visualizzazione post con etichetta ogm. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ogm. Mostra tutti i post

venerdì 30 aprile 2010

La scienza nella dispensa

20100430-bressanini-pane-bugie
Presso la Feltrinelli di Corso Buoenos Aires a Milano Dario Bressanini, ricercatore presso l'Università dell'Insubria e divulgatore scientifico per Le Scienze, nonché blogger su La scienza in cucina, ha presentato il 27 aprile il suo secondo libro, Pane e bugie, uscito per chiarelettere.
Incontro partecipato e interessante dove, tra le domande del pubblico e l'introduzione di Bressanini, sono state raccontate molte curiosità, alcune presenti nel libro, altre sul blog di Dario.
Con questo incontro (e con la dedica sul libro), completo un percorso iniziato a metà mese, grazie al quale sono riuscito a rivedere Peppe (Rangle), conoscere Annarita (Scientificando, Matematic@Mente), Amedeo (Keplero), Stefano (prof. Sentimento Cuorcontento), Tommaso (Quantum Diaries), tutti in ordine alfabetico, a parte i primi due per motivi d'affetto. E l'attesa dell'incontro, anche solo a distanza e poi per pochi attimi durante la firma del libro, è stata pienamente ripagata: Dario Bressanini, infatti, riesce a mantenere desta l'attenzione del pubblico raccontando di scienza e di metodo scientifico, in questo caso su come uno scienziato lavora per recuperare informazioni di suo interesse: attraverso la consultazione di pubblicazioni scientifiche certificate e, nel caso dell'alimentazione, attraverso documenti prodotti da associazioni che operano nel campo e di fiducia, come ad esempio la FAO.

martedì 19 gennaio 2010

Il collo della giraffa e le fragole con il gene del merluzzo

Ispirato e incoraggiato da questo interessantissimo articolo di Dario Bressanini e dalla bufala sul bando alle coltivazioni biologiche, mi sono deciso a tirare fuori dal cassetto questo articolo sugli OGM. Non vedetelo come una difesa a oltranza degli organismi geneticamente modificati, ma come una difesa a oltranza della ricerca scientifica.
Buona lettura.
20100118-giraffe
Iniziamo con la giraffa: come è possibile che la giraffa abbia sviluppato un collo lungo a partire da uno piccolo? I caratteri acquisiti non sono trasmissibili. In realtà dipende da come questi caratteri sono stati acquisiti. Il carattere in questione, chiamiamolo collo lungo, può essere acquisito in due modi differenti: con l'allenamento, alla nascita. Nel primo caso, a furia di spingersi verso l'alto e mangiare le foglie migliori, il cucciolo svilupperà un collo sempre più lungo; i suoi figli, però, per mantenere il vantaggio sugli altri individui della loro specie, dovranno continuare ad allenarsi, non potendo ereditare il collo lungo per via genetica: un modo poco fruttuoso per mantenere un vantaggio sui propri simili. Ragioniamo invece in quest'altro modo: supponiamo che ad un certo punto nella storia dell'antenato della giraffa spunti una mutazione genetica per cui alcuni cuccioli presentano un collo più lungo dei genitori. Nella lotta per la sopravvivenza questi cuccioli saranno sicuramente avvantaggiati relativamente all'evento mangiare le foglie più in alto e come avviene sempre in natura coloro che acqusiscono un vantaggio genetico sono attratti uno verso l'altro e tendono così a riprodursi e a diffondere e rinforzare nel tempo la mutazione, ovviamente fin tanto che questa continua a essere effettivamente utile. Il resto del gruppo, vista la sconfitta, darà origine a una specie differente specializzata in altri tipi di alimentazione o più semplicemente si estinguerà.
Questo secondo meccanismo che ho descritto è plausibile e, se vogliamo, è stato anche verificato dai pescatori di mezzo mondo: il pescato di molti pesci oceanici è peggiorato negli ultimi 20 anni in qualità. I pesci che giungono sulle nostre tavole, infatti, sono diventati sempre più piccoli, e questo perché l'alta intensità con cui si è pescato nelle acque di mezzo mondo ha selezionato gli individui con le dimensioni più piccole, ovvero ha reso inutile il gene lunghezza maggiore a favore di quello lunghezza minore. In pratica la diminuzione dei pesci più lunghi ha reso sempre meno probabile la diffusione del gene in cui erano contenute le informazioni sulle loro dimensioni, apparentemente peggiorando la specie, ma in realtà rendendola più adatta alle nuove condizioni ambientali.