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Visualizzazione post con etichetta teatro. Mostra tutti i post
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mercoledì 23 giugno 2010

Black holes and revelations

In effetti si potrebbe sintetizzare così il testo teatrale Dio e Stephen Hawking, scritto nel 2000 da Robin Hawdon: da una parte i buchi neri, oggetto dello studio delle ricerche di Hawking, dall'altra le rivelazioni annunciate all'inizio da Dio stesso agli spettatori. Infatti Dio è uno dei protagonisti della scena: il suo intento è quello di sfidare Hawking a dimostrargli di non esistere, di non essere il creatore dell'universo dello scienziato, di essere una sorta di gatto di Schroedinger cosmico. Per farlo si intrufolerà nella vita di Hawking, per confrontarsi con lui sempre in maniera diretta, prima tramite Jane Wilde, fidanzata e poi moglie di Hawking, con la quale parla direttamente, quindi impersonando vari personaggi: il professore di Hawking che interpreta Newton (pretesto, quindi per parlare dello scopritore della gravità universale), quindi Einstein in sogno e l'amico Penrose in un confronto matematico sulle future sfide da affrontare insieme.
Il testo, che, per ammissione dello stesso autore sul suo sito, prende ispirazione da A brief history of time (il famoso Dal Big Bang ai buchi neri), prende spunto dalla vita di Hawking per proporre il tema di Dio e della creazione nel XX secolo e la sfida tra questi e in particolare tra la religione e la scienza. In un certo senso questo mescolamento di situazioni e posizioni, questo tentativo di far ammettere a Hawking non solo l'esistenza di Dio, ma anche la sua necessità, può essere condensato in questo ricordo infantile dello scienziato, tratto dalla sua biografia sulla wiki:

mercoledì 16 giugno 2010

L'universo, molto probabilmente

Iniziato con Guida galattica per autostoppisti, la serie fantascientifica-demenziale-umoristica del grandissimo Douglas Adams prosegue con altri quattro romanzi e ora ripresa con un sesto della serie, E un'altra cosa... a firma di Eoin Colfer. Una delle cose più divertenti di tutta la saga è il modo in cui prende in giro non solo la fantascienza, ma anche la scienza: la semplicità, infatti, con cui i protagonisti violano le leggi della fisica salvandosi da morte certa è incredibile, disarmante, spiazzante. Ad esempio in Grazie per tutto il pesce, Arthur Dent e il fisico, anzi la fisica Fenchurch stanno cadendo da una finestra. Nel loro moto di caduta Arthur è dietro a Fenny rispetto al terreno, quindi:
Arthur non poteva agguantare Fenny e riportarla in su perché quella era Londra, e a molto meno di un milione di chilometri di distanza, per l'esattezza a 1216 chilometri di distanza, nella città di Pisa, Galileo aveva chiaramente dimostrato che due corpi che cadono, cadono esattamente con la stessa accelerazione nonostante la differenza dei pesi relativi.
Eppure ecco la scappatoia:
Arthur capì che se avesse continuato a precipitare nel vuoto credendo alle teorie fisiche degli italiani, i quali peraltro non riuscivano nemmeno a tenere dritta una semplice torre, lui e Fenny si sarebbero trovati in guai seri e cosi, nonostante la fisica, si mise a precipitare più in fretta di Fenchurch.
E successivamente i due addirittura arrivano a volare per aria, senza alcun problema: basta solo convincersi!
Ben più difficile è convincersi che L'universo, molto probabilmente sia uno spettacolo teatrale che merita di essere visto. Non solo: la recensione potrebbe concludersi con un Non andatelo a vedere! Per nessuna ragione al mondo! Nemmeno la curiosità è abbastanza per convincervi ad andare!

domenica 23 maggio 2010

Dio e Stephen Hawking

Giovedì 27 maggio, alle 18, ingresso libero fino ad esaurimento posti, presso il Teatro Franco Parenti a Milano, lettura del testo Dio e Stephen Hawking di Robin Hawdon, con Sabrina Colle, Pietro Micci, Vittorio Viviani, Annagaia Marchioro:
Dio decide di incontrare Stephen Hawking per discutere sulla formazione dell'universo. In quanto onnisciente, in ogni luogo e in ogni dove, escogita di interpretare tutti i personaggi che avranno a che fare con la vita dello scienziato.
Con Dio e Stephen Hawking siamo all'eterno, attuale, indispensabile dibattito tra scienza e fede.
E più in generale al rapporto tra laicità e religioni.
Un dibattito di cogente attualità che riguarda sia misere contingenze (pacs, eutanasia, fecondazione assistita, teo-con, laici devoti), sia problematiche filosofiche.
Soprattutto, però, riguardale vere o presunte guerre di civiltà, gli ormai cronici conflitti mondiali, le grandi trasformazioni in atto nel nostro mondo. E anche la qualità e la sopravvivenza della democrazia.
Robin Hawdon, conosciuto autore inglese, tratta questa storia in forma di commedia ma scrive con estrema perizia e conoscenza le varie argomentazioni scientifiche. Spettacolo e divulgazione. Intelligenza e divertimento. In una parola, Teatro.
Con la messinscena di Dio e Stephen Hawking abbiamo l'ambizione di voler portare anche noi, operatori teatrali, uno stimolo e un contributo per poterci confrontare, incontrare e coinvolgere con personalità del mondo cultural-scientifico; nei luoghi dove si svolgono le discussioni e si sviluppano idee e cultura attorno a questi temi fondamentali.
Siamo convinti che in un'era di comunicazione iperveloce, di mass-media ansiotecnologici, di sogni che oramai sono fatti della stessa materia dei reality, il teatro sia il ragionevole recupero della dimensione del tempo. Dell'approfondimento della materia. Dello sviluppo mentale e vitale dell'umana energia. L'universo dove si può e si deve accrescere l'autonomia di pensiero e la capascità critica.

mercoledì 17 febbraio 2010

La fisica a teatro: Luce dalle stelle

Mi dispiace non essere riuscito a pubblicare questo breve resoconto prima, ma recupero volentieri il tempo perduto. Spero che gli attori-ricercatori possano perdonare questo ritardo.
Il divertente spettacolo scritto e interpretato da Marina Carpineti, Marco Giliberti, Nicola Ludwig e Stefano Sandrelli (tutti ricercatori) per la regia di Claudio Marconi alla fine risulta un modo bello, interessante e (come ho già scritto) divertente per divulgare la fisica.
Il filo rosso è ovviamente la luce che ci proviene dalle stelle: così, con la scusa di parlare di questa radiazione che giunge sulla Terra dallo spazio profondo, i tre ricercatori sul palco si divertono a esaminare tutti i fenomeni legati con la diffusione della luce.
Alle immagini spettacolari dell'universo si alternano esperimenti con specchi, vetri, luci laser, radiazioni infrarosse e ultraviolette, con le loro applicazioni in vari campi, come ad esempio le belle arti, dove l'applicazione delle radiazioni infrarosse è in grado di far scoprire i disegni preparatori dei pittori sotto le tele e di esaminare quindi l'evoluzione tecnica delle opere.

Nebulosa Rosetta - via APOD
Divertenti poi le gag presentate dai fisici sul palco: ad esempio la povera Marina Carpineti che viene vessata dai suoi colleghi maschi e che le viene impedito di raccontare un aneddoto sul fisico e matematico Geoffrey Taylor(1); o Nicola Ludwig, che si da arie da esperto in ogni campo (anche se questa esperienza poi, effettivamente, la dimostra); o il simpaticissimo (per me che sono un teorico di formazione) Marco Giliberti che cerca in tutti i modi di raccontare i dettagli matematici delle teorie che andranno a raccontare con gli esperimenti. In effetti Giliberti sembra all'inizio particolarmente folle: tra l'altro quasi presentendo l'intervento inevitabilmente censorio dei colleghi, inizia a scrivere e spiegare equazioni a velocità inconsueta, quasi insostenibile.

Nebulosa Fianna - via APOD