Dopo una
cronometro di 52 Km, vinta da
Fabian Cancellara,
Alberto Contador, tenendo un passo costante e riuscendo a mantenersi calmo quando, dopo i primi sette chilometri, stava perdendo terreno da
Andy Schelck, alla fine è riuscito a concludere la tappa davanti all'avversario e il
Tour de France 2010 sul gradino più alto del podio. Domani, così, a Parigi, all'arrivo sui
Campi Elisi, saranno da assegnare l'ultimo vincitore di tappa e la maglia verde, al momento sulle spalle di
Alessandro Petacchi.
Piccola nota di
colore matematico durante la cronaca Rai: il giornalista della
Gazzetta dello Sport (non ricordo il nome e me ne scuso) invitato a commentare le prime fasi della cronometro, dimostra le sue abilità matematiche affermando che
Contador sta guadagnando un secondo al chilometro dopo che nei primi 7 Km della crono ha ottenuto un vantaggio di 4"
Da che mondo è mondo, però, 4" in 7 Km sono poco più di mezzo secondo al chilometro (0.57, per la precisione). Capisco che il calcoli a mente non siano sempre così semplici da fare, ma in questo caso non mi sembrava poi così difficile dare una valutazione abbastanza corretta della situazione.
Detto questo ritorniamo un attimo allo sport. Al di là delle critiche al
fair play per questi due atleti (personalmente il loro comportamento è stato esemplare: fossero tutti così gli atleti a fine gara), o per il troppo tatticismo, alla fine hanno semplicemente dimostrato, sulle montagne, di essere i più forti. In una parola: inarrestabili. Contador, forse, ha fatto un solo errore, non andare a vincere il
Tourmalet: ne aveva le forze. In ogni caso i due atleti hanno fatto una buona cronometro, da scalatori che si giocano il
Tour oserei dire: forse sono uno dei pochi a ritenere che quest'anno Contador ha fatto una preparazione incentrata sulla montagna piuttosto che sulla cronometro, dove il distacco finale, se non si è specialisti, è una questione di gambe e di concentrazione. Unico difetto, però, è quello di correre per l'
Astana (ancora per poco?), squadra finanziata con il petrolio, ovvero quanto di più lontano c'è dalle biciclette.
A questo punto, in attesa dell'arrivo all'ombra della Torre, oggi si andranno ad approfondire alcuni aspetti della meccanica dei fluidi, importanti proprio per una gara contro il tempo come la penultima tappa di ieri al
Tour.
Partiamo dall'ultimo attrito che
restava da esaminare, l'
attrito viscoso, ovvero l'attrito che un oggetto incontra quando si muove all'interno di un fluido. Esso risulta direttamente proporzionale alla velocità dell'oggetto stesso:
\[\vec F = -b \vec v\]
dove \(b\) è un coefficiente che dipende dal fluido in cui l'oggetto è immerso e da come è fatto (geometria, materiale) l'oggetto stesso.
Nel prosieguo della discussione non mi soffermerò in aspetti comunque importanti come il moto di un fluido, la portata, il teorema di Bernoulli, ma su quello che succede quando un corpo si trova all'interno di un fluido.
Il caso più semplice è sicuramente quello di una sfera immersa in un fluido: se il fluido è ideale, non si creano vortici e la sfera resta immobile. Questo è il così detto
paradosso di d'Alembert. In generale si potrebbero avere comportamenti da fluido ideale in un fluido reale solo a velocità basse, almeno per quel che riguarda i vortici. La presenza dei vortici, comunque, modifica le pressioni lungo la superficie della sfera, che così viene trascinata dal mezzo.