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venerdì 30 gennaio 2009

L'origine di una passione: Hawking e il Big Bang


Titolo: Dal Big Bang ai buchi neri
Autore: Stephen Hawking
Edizione: Bur
Dire che queso libro è l'origine della passione per la fisica è forse eccessivo, certo è che uno dei semi, una delle tante origini segrete. Tutto inizia al liceo, prima grazie ai professori dell'area scientifica (la professoressa di fisica, quella di chimica e geografia astronomia, quello di matematica - che come la prima è laureato in fisica-matematica, una laurea unica), quindi con la lettura del famoso libro di Stephen Hawking, Dal Big Bang ai buchi neri.
Il testo di Hawking è indubbiamente divulgativo, facilmente leggibile da chiunque, scritto in stile abbastanza colloquiale, e che soprattutto ha accomunato molti fisici della mia generazione. La prosa precisa e al tempo stesso discorsiva di Hawking, il modo accattivante in cui ha descritto una materia ostica come lo spazio, il tempo e l'universo, rendono il libro un ottimo punto di partenza per chiunque voglia avvicinarsi ad argomenti avanzati della fisica, ma che si occupano di qualcosa che ha affascinato da sempre l'uomo: il cielo notturno e le stelle che, come puntini luminosi lontani, lo popolano.
I temi che tocca, poi, sono ampi e uno in particolare, la questione della freccia del tempo, assume un fascino ancora maggiore, visto che riesce a farti immaginare cosa, secondo lui, potrebbe succedere nel caso che tale freccia si invertisse fino al momento del big crunch.
Passeranno anni prima che si ricreda di questa ipotesi, ma certo è molto pittorica e soprattutto indicativa di come una mente analitica e scientifica riesca comunque a immaginare la realtà con lo stesso dettaglio e la stessa fantasia di un artista.
Ancora oggi un capolavoro da leggere, consigliare, regalare.

giovedì 29 gennaio 2009

Science Backstage Strikes Again

Buongiorno a tutti voi, sia che siate vecchi lettori abituali, sia che siate nuovi, curiosi frequentatori di questi lidi elettronici.
Con questo nuovo post, dopo mesi di silenzio, abbiamo intenzione di riprendere il nostro percorso nel mondo della scienza e della ricerca, e con un nuovo blogger che coglie l'occasione di darvi il...
Benvenuti!
Si sa che la cultura scientifica, in particolare in Italia, non è molto diffusa: vuoi perché molti argomenti sono abbastanza ostici per il grande pubblico, vuoi per una certa avversione manifestata dal mondo accademico nei confronti di una platea non specializzata, la divulgazione scientifica è spesso posta in secondo piano. Ci sono certo delle eccezioni: i caffé scientifici saltuariamente proposti in molte città italiane, spesso appoggiati dalle grandi librerie, o l'apertura dell'osservatorio di Firenze al pubblico organizzata dal locale dipartimento di fisica, o le recenti lezioni in piazza, sorte più come forma di protesta contro le politiche economiche e finanziarie del governo sull'università (i famosi tagli della Legge 133/2008!) che non come esigenza di divulgazione.
Si possono poi portare altri esempi semplicemente entrando in edicola: molte le riviste scientifiche che si sono affacciate sugli scaffali negli ultimi anni, ma anche molte le chiusure: dalla rivista collegata alla trasmissione RAI SuperQuark (trasmissione che oggi è relegata alla stagione estiva o a pochi speciali invernali, lasciando alla pseudo-scienza di Voyager la prima serata della stagione invernale), a Newton (che comunque ci propone speciali a periodici su vari argomenti). Certo sugli scaffali si possono ancora trovare Le Scienze, o Focus, o l'edizione italiana del National Geographic, ma sembra deicisamente poco rispetto alla ricchezza di proposte che, ripeto, c'era fino a non pochi anni fa.
Sicuramente restano una serie di personalità scientifiche, ormai famose per le loro apparizioni televisive (Zichichi, Oddifreddi), che spesso portano, più a se stessi che alla scienza, un gran numero di consensi nonostante le loro posizioni più o meno condivisibili, o che brillano per la loro assenza (emblematico il caso di Rubbia, che giunto ad Anno Zero viene messo in discussione su argomenti che egli conosce molto bene da gente che non solo non si occupa di scienza, ma nemmeno di divulgazione scientifica!).
Tutto questo fa parte di un unico grande calderone che, bene o male, riesce a portare alla ribalta la scienza, le sue discussioni, le sue scoperte, a volte risvegliando l'interesse della gente, come nel caso dell'accensione dell'LHC: in quel caso la diffusione della notizia ha poggiato più sulla paura della gente di una possibile fine del mondo che non sull'innovazione culturale e tecnologica che progetti scientifici di tale portata possono avere sul mondo accademico e non.
In questo grande calderone che è la comunicazione scientifica rientra, dopo mesi di silenzio, anche Science Backstage: l'idea di base del rinnovato spazio scientifico di blogosfere è di presentarvi, nei prossimi mesi, news, recensioni, mini-esperimenti casalinghi e molto altro ancora; un insieme di idee e spunti per vivere la scienza da vicino piuttosto che vederla da lontano. Tra gli argomenti principali ci saranno la fisica e la matematica (concedetemi di mettere in prima fila le mie due principali passioni), ma cercherò comunque di spaziare anche su altre discipline: in questo potrete aiutarmi anche voi lettori grazie ai commenti al blog che cercherò di leggere tutti, cercando di rispondere alle vostre proposte e richieste nei limiti delle mie possibilità.
A questo punto spero, sinceramente, che Science Backstage possa... colpire ancora e alzare quel piccolo sipario dietro cui troppo spesso si nasconde la Scienza.

Buone letture a tutti,
Gianluigi!